Possiamo davvero proteggere i bambini?

Ieri, la notizia di un bambino di nemmeno 2 anni scomparso nei boschi impervi del Mugello. I genitori lo hanno messo a letto e poi non lo hanno più trovato. Una ricerca che con il passare delle ore si è fatta disperata: trascorre un’altra notte, sorge di nuovo il sole. Poi, quello che in TV definiscono “il miracolo”: il bambino è vivo. Lo trovano in fondo a una scarpata, a 3km da casa. Il carabiniere che lo porta in salvo paragona il ritrovamento alla nascita di un figlio.

In genere chiudo le orecchie di fronte alle notizie di cronaca, infastidito da facili ricostruzioni e interpretazioni usa e getta. Non credo che questo caso sia diverso, dal punto di vista dell’informazione. Ma al di là del caso specifico, che ha i suoi lati oscuri, sapere della scomparsa ha risvegliato in me un’angoscia latente, così come il ritrovamento mi ha sollevato in un soffio di pura gioia. E ora mi chiedo: perché?

Non c’entra il fatto che anche noi abbiamo considerato di acquistare una casa in luoghi altrettanto isolati e impervi. Piuttosto, questo fatto mi ha fatto pensare a tutte quelle volte che, non posso evitarlo, a un certo punto mi agito e mi viene il batticuore: Come stanno i bambini? mi chiedo, anche se magari sono a scuola e non posso avere una risposta. Alle volte in cui di notte accosto l’orecchio per sentirne il respiro, o che corro da una stanza all’altra per trovarli assorti nei loro giochi, sorpresi nel vedermi arrivare trafelato: “Che c’è, papà?”

Non so se sia un sentire comune ad altri genitori, ma penso che in forme diverse sia così. Ci troviamo di fronte al fatto che, dopo una vita passata a schermarci dal male, facendo dei figli ci siamo infine esposti in modo irrevocabile. Non possiamo difenderci da quello che può accadere loro, e sappiamo che preferiremmo soccombere in prima persona, nel peggiore dei modi, pur di non vederli soffrire. Pur di non soffrire.

È un inganno. Ci diciamo che siamo qui per proteggerli e in cuor nostro sappiamo che non possiamo farlo davvero. Quest’anno e mezzo di pandemia – che non è ancora finita – ce lo ha sbattuto in faccia per bene. Possiamo solo mettercela tutta. Siamo costretti a camminare in equilibrio tra l’istinto di difenderli (difenderci?) e quello di non oscurarli con le nostre paure.

Ma in fondo, siamo in balia del caso e di noi stessi.

[Photo by Artur Aldyrkhanov on Unsplash]

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