Tralummescuro di Francesco Guccini: un vecchio, un bambino e un racconto accanto al fuoco

L’autore e il lettore si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera. Non a guardare l’immensa pianura, però. C’è da fare salita fino ai 491m di Pàvana, sull’Appennino tosco-emiliano. Lì si potrà sedere accanto al fuoco, un bicchiere di vino in mano (così vorrebbe la mitologia gucciniana), ad ascoltare questa storia.

Tralummescuro è il racconto di un mondo perduto, dal tono nostalgico ma anche divertente. Diciamo a metà tra Radici e l’Opera Buffa. Il vecchio narratore non è poi così vecchio come vuol sembrare, almeno nello spirito, e dietro al velo di nostalgia imbastisce la storia di una comunità che fu prevalentemente agricola e al tempo stesso quasi cosmopolita.

Sì, perché a Pàvana, un tempo, arrivavano anche dall’estero per fare la villeggiatura. I turisti affittavano un piano o un’intera casa per l’estate, e la famiglia che li ospitava si stringeva per arrotondare le entrate. Così, senza muoversi, i pavenesi conoscevano il mondo e i ragazzi del luogo tentavano avventure maldestre con ragazze sfuggenti, cui era difficile approcciarsi (tranne le francesi, pare). Giovani provinciali, forse un po’ goffi, che imparavano a nuotare nel torrente Limentra con addosso costumi di lana che cascavano ai loro piedi appena si bagnavano.

Il parallelismo con il presente sembra lo stesso dei discorsi dei vecchi nei bar di ogni paese, quelli che iniziano con “Ai miei tempi…”, ma senza ipocrisia né sterile rimpianto. Prendiamo il tema “ragazze di oggi”, ad esempio, quelle che “a 14 anni ne dimostrano il doppio”. Il vecchio classico, al bar, proseguirebbe il discorso con disgusto sprezzante. Guccini, invece, si chiede come mai a nessuno venga in mente di dire: Ma dov’eravate, quando ne avevamo bisogno?

Tralummescuro, che si è classificato quarto al Premio Campiello 2020, è il canto di un territorio che con gli anni si è svuotato, come tutte le aree agricole d’Italia. Chi è andato a stare in città a cercare un lavoro meno ingrato, chi a inseguire un amore lontano. Chi ha fatto il cantautore. Così si sono perse la lingua e la cultura, si è persa la memoria di quel luogo e della gente che lo ha abitato.

Scritto in una lingua ibrida, disseminata di espressioni in un dialetto puntuale, ben comprensibile e divertente, Tralummescuro lascia una traccia di quel mondo andato, attraverso la testimonianza di una persona che a Pàvana ha le sue radici. Non proprio una persona qualunque, forse, ma pur sempre qualcuno che ci ha trascorso i primi cinque anni della sua vita, quando infuriava la seconda guerra mondiale. Un uomo che in quei luoghi è sempre tornato, con il corpo e con le parole.

Se è vero che l’infanzia è la nostra unica patria, possiamo capire questo continuo tornare a Pàvana dell’autore. Guccini ne parla in molte sue canzoni e lì ha ambientato il suo primo romanzo Cròniche epafàniche (1989).

Non aspettatevi il classico romanzo di finzione fatto di personaggio, antagonista, conflitti da risolvere e peripezie varie. Qui il personaggio è Pàvana con la sua gente, l’antagonista è il tempo che passa. L’unica arma nelle mani dei nostri è la memoria.

copertina tralummescuro

Il libro

Titolo: Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto
Autore: Francesco Guccini
Anno di pubblicazione.: 2019
Casa Editrice: Giunti Editore
Pagine: 283
Prezzo: € 19,00

L’audiolibro

Disponibile in esclusiva su Storytel per una durata di 7 ore e 37 minuti.

Una prima parte, breve, è letta da Francesco Guccini. Per chi è affezionato al personaggio fa piacere sentirlo, ma si è poi ben contenti quando al microfono arriva Fabio Zulli, che con accento emiliano (autoctono rispetto al libro) accompagna l’ascoltatore attraverso la storia, leggendo con naturalezza sia l’italiano che i termini dialettali.

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