Libri che leggo io: Misery di Stephen King

Un sacco di gente che ha l’ambizione di scrivere odia Stephen King. Quelli come me, ad esempio, che scrivono ma non sono per niente contenti del risultato dei loro sforzi. Beh: è tutta invidia. Il fatto è che non gli si perdona di essere uno scrittore popolare e, allo stesso tempo, maledettamente bravo. Uno che scrive per vocazione, perché le parole gli sgorgano naturali dalle dita. Perché è l’unico modo per sopravvivere.

Un po’ come Paul Sheldon, il protagonista del romanzo Misery, che dopo essere uscito di strada con la sua automobile e aver perso i sensi viene “salvato” da una lettrice molto particolare: Annie Wilkes. Una lettrice ossessionata da quello che è il suo scrittore preferito e, in particolare, da uno dei suoi personaggi.

Paul Sheldon è un uomo diviso a metà: scrittore popolare della famosa serie Misery, personaggio che ama e disprezza allo stesso tempo, ma che gli consente di fare un sacco di quattrini e di dedicarsi al suo vero lavoro: scrivere gli altri libri, quelli che non vendono ma che hanno un valore letterario. Libri verbosi, sperimentali, virtuosistici.

Annie Wilkes però detesta quei libri, lei vuole solo Misery. Il problema è che Misery è morta nell’ultimo libro della serie e lei è molto arrabbiata per questo: “L’hai uccisa tu!” accusa Paul. Dopo averlo rinchiuso in una stanza nella sua casa di montagna, Annie costringe Paul a bruciare l’unica copia del suo miglior romanzo, appena finito, e lo obbliga a cominciarne uno nuovo: Il ritorno di Misery.

Tutto quel che ho fatto è stato… farti abbandonare un brutto libro perché ti dedicassi al libro più bello che tu abbia mai scritto…

Scrittore ostaggio del lettore, quindi, ma non è tutto qui: lo sviluppo della storia sorprende, perché nonostante le violenze e le mutilazioni che Paul è costretto a subire, scoprirà che non solo è capace di far tornare in vita Misery in modo plausibile. Sarà proprio Misery a salvarlo da Annie, immergendolo in un mondo di parole che guariscono, correggono, trasformano la realtà. Rinchiuso nella sua stanza in casa di Annie Wilkes, così come per tutta la vita, Paul Sheldon è “Scheherazade anche per se stesso.”

Ah, ma ti sbagli, perché c’è un tema qui, Paul, è la trama che attraversa tutto. La trama che è alla base di ogni cosa. Non la vedi?

In Misery, King ha mischiato scrittura e metascrittura, considerazioni sul lavoro dello scrittore e sul suo rapporto con se stesso e con il lettore. Il tutto senza mai perdere di vista la tensione narrativa.

Tutta invidia, quindi, facciamocene una ragione. Stephen King non è certo lo scrittore più raffinato sulla piazza, ma è sicuramente un grande narratore. Anche se è popolare.

Misery copertina

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